A scuola di precarietà

La scuola insegna, ma io non l’ho mai capita. E’ una contraddizione, una stupida contraddizione, però perseguita molti studenti. Ad ogni squillo di campanella, sorge la stessa, inevitabile, domanda: che cosa insegna, veramente, la scuola? Latino, matematica, scienze, sì, fino a questo punto è tutto chiaro. Ma in che senso insegna? Ovvero, ci insegna il latino, la matematica, le scienze, o si limita ad inculcarci stralci prefissati di tali materie? La risposta è soprattutto legata all’insegnante e la scuola italiana offre un ampio campionario: docenti brillanti, altri a stento sopportabili, alcuni guidano come la Stella Polare in una tersa notte d’inverno, certi sono delle meteore senza direzione. Ecco il primo insegnamento della scuola: la fortuna, non intesa in senso scaramantico, ma come vera e propria dittatura del caso. Infatti, sezioni diverse corrispondo ad insegnanti diversi, quindi a diversi metodi di spiegazione. A qualcuno capiterà il prof-diamante: lezioni illuminanti, grande comunicabilità, inossidabile chiarezza. Ma se sei sfortunato potrebbe capitarti il prof-ameba: lezioni piatte, estremismo della teoria, della mnemonica, spina staccata dalla macchina della realtà moderna. Quest’ultima categoria ha, di solito, un unico scopo nella proprio monotona vita scolastica: l’esame. Non importa che sia il test di fine capitolo o l’Esame per eccellenza, la maturità: si insegna solo in funzione del superamento di una prova. Non ti spiegano il perché, si tengono alla larga dal come: l’obiettivo è solo l’essenza, l’apprendimento in onore del voto. E la scuola, così, si trasforma in uno strano circo, in cui ti aiutano a stare in equilibrio, come un funambolo, sul filo della vita. Rinunciano a spiegarti come scendere, come assaporare il mondo: l’importante è rimanere lassù, nel sistema già progettato dagli altri. Questa è scuola, sì, ma scuola di precarietà.

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Una risposta a “A scuola di precarietà

  1. anche una scuola “cattiva” è una scuola di vita.

    Ti aiuta a capire che il mondo reale è ben diverso da ciò che vorremmo che fosse.

    L’importante è di non essere pessimisti e di considerare anche ciò che è negativo come una valida esperienza.

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