La notizia è la notizia

La notizia di oggi è la notizia. Forse, in altri termini, la notizia di oggi è la mancanza di notizie, almeno nel mondo della televisione. I telegiornali si sono ridotti ad un pericoloso miscuglio di cronaca nera e gossip, che stravolge i canoni dell’informazione in nome di una curiosità morbosa, ai limiti dell’assurdo. La Terra è percossa da guerre, fame, problemi ecologici, ma gli spettatori si fermavano solo davanti alle indiscrezioni sull’ultimo delitto e del relativo processo-spettacolo.

La deriva del giornalismo scaturisce da molti fattori: lo share, i sondaggi, le leggi del mercato, l’influenza del potente di turno. Ma esiste anche un nemico nascosto: l’orario. Le principali edizioni dei tg sono quelle delle tredici e delle venti, cioè proprio quando si pranza o si cena.

Potrebbe sembrare inverosimile, ma probabilmente l’involuzione della notizia è in parte incentivata dall’alimentazione degli italiani.

I telegiornali non sono più spinti dalla necessità di comunicare, anche perché ormai sono soppiantati da Internet. Non si piegano all’etica, ma ai numeri.

L’italiano medio che si gusta il filetto non digerisce che un monaco buddhista si sia dato fuoco in Cina né la fame in Darfur gli stimola l’appetito. Così, dopo le solite notizie angoscianti sulla crisi e sugli omicidi più efferati, partono carrellate di servizi sulle feste in spiaggia e sul girovita del principe William. Se avanza tempo, il meteo è un’ottima risorsa: “L’Italia è nella morsa del gelo” in inverno, “E’ arrivato il caldo africano” d’estate, “Non esistono più le mezze stagioni” in autunno e primavera. I telegiornali utilizzano, insomma, la vecchia strategia dei discorsi senza sbocco, che, in mancanza di argomenti, culminano sempre con il tempo. Ma non è in atto una carestia di avvenimenti. Il mondo trema, sussulta, scoppiano rivolte e spariscono interi ecosistemi. Le vere notizie, le notizie da prima pagina, sono appallottolate e buttate nel cestino, per non rovinare l’appetito agli spettatori. A volte, in un attimo di dignità, tra l’analisi scientifica del posteriore di una modella ed i resoconti di un’autopsia, viene mandato in onda un servizio sui problemi reali che sconvolgono la società, con il rischio di ricevere una multa da qualche garante della sensibilità del telespettatore.

Perché nella logica del commercio, dove è più importante il prezzo dell’oro che quello del pane, dove vige la legge del pesce-cane, è fondamentale non scalfire l’autostima. Mangia pure, gentile spettatore, e non avere rimorsi se oggi in Africa sono morti di fame tanti bambini da riempire un asilo, mastica e dimenticati del Tibet, dell’Etiopia, dell’Iran. Il mondo degli affari, anche quelli mediatici, ama le anime intonse, cullate nell’ovatta di ipocrisie, anime di plastica, progettate per pensieri usa-e-getta. 

 

Scritto qualche tempo fa, dopo aver visto Studio Aperto. 

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