Dread mentale 01

Tratto da uno dei miei tanti dreads mentali

Quello che si definisce blocco dello scrittore. Blocco. È un eufemismo. Un po’ come “missione di pace”. No, non è blocco. È prigionia. La testa satura di pensieri. Valvola di sfogo momentaneamente guasta. E più non la usi e più arrugginisce e più tutto va a puttane. Sono così sospettosa nei confronti di me stessa! A volte, ho paura di perdermi nel mio mare di idee, anzi, di confondere il mio con l’altrui, di comportarmi non per me stessa, ma per gli altri. Se fosse per me, forse, passerei le miei giornate buddhisticamente seduta sotto un albero, a contemplare l’estremo nulla in cui si cela il tutto. Bellissimo. È da un bel po’, in verità, che non parlo con gli alberi e questo è brutto. No, non è cosa buona e giusta. Alcuni dicono che sono pazza. E io dico: “Mai deluderli, ma deludere i potenti, invisibili alcuni”. Essi non contano nient’altro che sui propri giudizi. Ma, in quello scricciolo d’anima in cui si sono annichiliti, ecco, in quello scricciolo d’anima non trovano neanche lo spazio fondamentale per se stessi. Perché c’è un’entità che governa le azioni di ogni individuo medio: gli altri. I terribili, imperturbabili altri. E così ci riduciamo ad una manifestazione non della nostra volontà, ma di ciò che percepiamo gradevole all’opinione collettiva. Opinione, quanto vi è di più personale. Collettiva, ovvero di tutti. Opinione collettiva mi suona un po’ come un ossimoro, un amarissimo ossimoro. Che cazzo ho detto? Ossimoro? Oh my God! Ossimoro! Che brutta parola. Mi ricorda le analisi del testo che ci appioppano a scuola, sai, quelle vivisezioni di poesia che riducono l’arte a concetto e fanno del concetto la verità assoluta. Vorrei tanto fermare questo turbine di pensieri modello Joyce (e ringraziatemi che un automatismo mi impone un minimo di punteggiatura), ma credo proprio che sia impossibile. Credo che adesso spegnerò il computer, ma questi pensieri fluttuanti mi culleranno per tutta la notte. Non molesterò più il sonno altrui con il ticchettio della tastiera, ma nella mia testa ci sarà tempesta, grandinate di idee irrazionali. O brave new world!

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